Urban Paintings

Per cento volte ho pensato: New York è una catastrofe. E cinquanta volte ho aggiunto: una meravigliosa catastrofe. (Le Corbusier)
Esplorare il paesaggio nelle varie forme con una forte distorsione prospettica: dagli scorci di Lucca, mia piccola e confortante città, fino ad arrivare alle grandi metropoli americane.
“On the road” direbbe Kerouac, in compagnia del mio sguardo inopportuno, fuori asse, sul mondo.
Una strada non codificata che, sassolino dopo sassolino, mi ha portato a perdermi per alcuni mesi tra scenari americani metropolitani, maestosi e sfacciatamente moderni.
L’urgenza di riprodurne i grattacieli, con le loro prospettive vertiginose cui talvolta aggiungere tempeste e fulmini, dipingere scenari cittadini facilmente riconoscibili oppure scorci anonimi, é stata inarrestabile ed incontenibile tanto quanto l’illusione di poterli conquistare, di poterci familiarizzare e sentirmi meno persa, meno infinitamente piccola nel mondo.
Inutile tentare di resistere al fascino dello spazio della metropoli moderna, una dimensione così lontana dal concetto di “a misura d’uomo”, alla straordinaria visione dell’essere umano che si spinge, con l’architettura, alla conquista del cielo oltre che del territorio: ormai ero fregata. Architetture vertiginose in forte tensione con la legge di gravità, geometrie rigorose di moderne metropoli, superfici riflettenti che rimandano continuamente al cielo, fonte quotidiana di spettacolo ricco di dettagli liquidi e sfuggenti, in frenetico movimento, sono divenute un’inesauribile e sconfinata scenografia.
Una perenne ricerca di equilibrio tra rigore e caos, cui aggiungere talvolta tempeste e uragani, catastrofici eventi atmosferici alquanto imprevedibili, sicuramente incontrollabili, che mostranola vulnerabilità delle metropoli le quali, messe in difficoltà, acquistano un fascino totalmente inedito, quasi al limite dell’inopportuno.
É in questo contesto che la natura entra prepotentemente, cercando di ristabilire un ordine originale sfuggito all’uomo, che preso dalla magnificenza dei suoi interventi nello spazio e pieno di sé non si rende conto di aver dato vita ad un nuovo organismo artificiale, di cemento, acciaio e cristallo che agisce e reagisce senza essere né visto né percepito.
E tutto si perde, nelle sfumature, nei contorni del tempo, nella memoria.

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